Un grande futuro alle spalle.
Le storie, in ordine di tempo. Quelle andate bene e quelle meno.
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1974
Le antenne
A quattordici anni montavo antenne per le prime televisioni private, quelle che arrivavano piene di disturbi. Gli antennisti risolvevano con un preamplificatore in quinta banda, che però amplificava anche i disturbi. Io il preamplificatore lo toglievo: due antenne ad alto guadagno accoppiate e un cavo a bassissima perdita. Mi chiamavano anche gli attori.
Intanto a casa nostra, dentro l'impianto, entrava Radio Vaticana. L'ho fatta uscire con un filtro costruito da me: filo bipolare avvolto su un rocchetto.
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1982
1983Il primo caso in IBM
Una grande banca. Dopo l'applicazione degli interessi i conti non tornavano, e il caso arriva al nostro gruppo, quello dei problemi che gli altri non risolvevano.
Il programma era scritto in PL/I, con una routine COBOL chiamata, ed era compilato con un'opzione sbagliata. In più calcolava le percentuali moltiplicando per cento prima di dividere. Oltre le quindici cifre del mainframe il numero traboccava, e traboccava in silenzio: nessun errore, nessun allarme. Solo soldi sbagliati.
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1989
Enduro
Lo sport che mi somiglia di più: forza, tanta testardaggine e coraggio per superare gli ostacoli.
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1994
1997I monitor da studio
In uno studio di registrazione dissi al fonico che i suoi monitor, dei KRK 6000, non andavano. Lui mi sfidò: falli tu. Qualche settimana dopo gli portai due diffusori con gli stessi altoparlanti, che suonavano molto meglio. Se li tenne, e il negozio Musicarte di Roma cominciò a venderli. Li chiamai Monitor Labs.
Li costruivo la sera, in un garage attrezzato a falegnameria, con i tubi d'accordo ricavati dai tubi per l'acqua piovana. Qualche disco li ringrazia ancora nelle note di copertina, come «Ritmo vitale» di Ambra Angiolini.
Dalle note di copertina di «Ritmo vitale». Erano anche gli anni in cui facevo il fonico dal vivo, il direttore di palco, il tecnico audio e luci. Nel 1994 sono finito nello staff dei Pink Floyd, per la data romana di «Pulse».
Il pass. Italian Tour 1994, staff. -
2000
2001Cinquantadue persone
Dirigevo il personale di una società di consulenza informatica con 330 dipendenti. Nel 2000 tutti aspettavano i nuovi operatori di telefonia, quelli delle licenze di terza generazione: avrebbero dovuto costruire reti, sistemi, piattaforme. Su quegli ordini la società aveva assunto in massa. Poi alcuni operatori non partirono mai, e gli ordini evaporarono.
La proprietà, che stava trattando la vendita all'estero, diede l'ordine che sembrava ovvio: licenziare cinquantadue persone. Io guardai la cosa da un altro lato. Quelle persone non erano incapaci, erano ferme, perché il mercato per cui le avevamo assunte non c'era più. Il problema non era quante fossero: era dove stavano.
Cassa integrazione per sei mesi, a rotazione, così nessuno veniva buttato fuori. Due commerciali bravi, assunti apposta in piena crisi, per portare lavoro da settori diversi dalle telecomunicazioni. E le persone chiave trattenute anche con premi non in denaro, quindici anni prima che esistesse il welfare aziendale.
A metà del 2001 le cinquantadue persone lavoravano tutte, presso clienti che le pagavano. La società era tornata in utile, e quindi era vendibile: la proprietà ha avuto quello che voleva, con lo strumento opposto a quello che aveva ordinato.
Roma, 2000. Il monitor pesava più di me. -
2003
2005Le radio dei derby
Dirigevo Goallars, una società partecipata da Telecom ed Engineering che produceva contenuti sportivi per le compagnie telefoniche. Avevamo un progetto: una rete di radio sportive parlate nelle città italiane con due squadre di calcio. Dove c'è un derby, insomma.
Siamo partiti da Roma, con SPQRadio. Lì la proprietà ha scoperto che di radio me ne intendevo, in alta e in bassa frequenza. Così ho curato io il sistema che ha fatto sentire meglio la radio che avevamo comprato, e ho progettato e realizzato tutta la parte di bassa frequenza degli studi da cui trasmettevamo.
Poi tra i soci sono nati problemi che non si potevano sanare, e la società è stata dismessa.
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2005
2008Radio LatteMiele
Arrivo il 1° luglio 2005, come direttore generale. Pochi mesi prima la proprietà aveva venduto 62 ripetitori, e non 62 qualsiasi: quelli delle città principali. Gli ascolti stavano per crollare, e la pubblicità era già stata venduta su numeri che la radio non avrebbe più fatto, con gli inserzionisti pronti a contestare.
La strada ovvia era tagliare i costi. Ho fatto il contrario: ho investito sul prodotto. Ho portato in radio Ascanio Pacelli e Katia Pedrotti, che allora il pubblico conosceva come coppia, e Paolo Fox, che ha uno dei pubblici più fedeli della radio. In due o tre mesi la discesa si è fermata, e per tre anni la radio è rimasta intorno al milione di ascoltatori. Nessuna causa dagli inserzionisti.
Il mio contratto è scaduto il 30 giugno 2008. In dodici mesi la radio ha perso quasi un terzo degli ascoltatori, e poco dopo ha chiuso. A volte il problema è una persona, e allora il crisis manager non è una cura: è una diga. Le dighe reggono finché qualcuno le presidia.
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2007
Se sei tanto bravo, falla tu
Collaboravo con il Gambero Rosso e criticai la pizza di un pizzaiolo famoso. Sul forum finì in lite, e lui chiuse così: se sei tanto bravo, falla tu. Non avevo mai fatto un impasto. Ho studiato, ho provato, e all'esordio il mio ha vinto un Campionato del Mondo.
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2008
2012Un professionista contro la crisi
Nel 2008 fallisce Lehman Brothers e l'Occidente va nel panico: paura di perdere il lavoro, i risparmi, tutto. Di colpo chi si occupava di crisi diventa ricercato, e i giornali, economici e non, cominciano a cercarmi e a intervistarmi spesso.
Nel 2012 ItaliaOggi Sette mi dedica una pagina intera. Il titolo l'hanno deciso loro.
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2020
La Task Force
Giugno 2020, in pieno Covid. Il Comune di Cerveteri mette in piedi una task force per le attività produttive e la ristorazione, e mi chiama a farne parte.
Alla presentazione alla stampa dico una cosa che non è facile sentirsi dire: quando le risorse non sono infinite, vanno date solo a chi può salvarsi. Il Covid non aveva creato la crisi, l'aveva rivelata: tanti locali erano già compromessi prima, e il virus era stato la goccia che fa traboccare il vaso. Prima si fa un vero triage, per capire quante possibilità ha un'azienda. Se ce la può fare, le si danno le risorse per salvarla. Se no, la si accompagna verso una riconversione, o verso la chiusura.
Un intervento duro, in alcuni passaggi. Alla fine hanno applaudito.
Il video parte da YouTube solo se lo avvii tu.
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2021
Ventiquattro ore
Agosto, un venerdì sera. Un locale sulla costa messinese, il primo della sua zona per recensioni. Un tizio pubblica la foto di una cena e si vanta di essersi seduto al chiuso senza green pass. Roberto Burioni la rilancia con un commento durissimo sui gestori siciliani, un quotidiano nazionale ci costruisce sopra una campagna. In un fine settimana arrivano 1.435 recensioni a una stella, e il locale passa dal primo all'ultimo posto. Il titolare è fuori di sé.
La cena si era svolta nel gazebo esterno, dove il green pass non serviva: la foto era scattata da un'angolazione che faceva sembrare chiuso uno spazio aperto. Rispondere a millequattrocento recensioni avrebbe preso settimane. Sono andato alla fonte: dal direttore de Il Tempo, Franco Bechis, con le foto e i documenti. È stato lui a portare i fatti a Burioni.
Il sabato mattina il giornale ha pubblicato la ricostruzione, con le scuse pubbliche di Burioni. Nei giorni dopo le recensioni false sono state rimosse. Ventiquattro ore, e nemmeno un euro.
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2024
La memoria delle macchine
Le intelligenze artificiali, allora, non si ricordavano niente da una conversazione all'altra: ogni volta si ricominciava da capo. Ho inventato un sistema per dargli continuità e l'ho chiamato RNA, perché fa da messaggero tra una conversazione e quella che viene dopo. Già che c'ero, ho inventato anche un indicatore che a fine messaggio dice quanto spazio resta nella conversazione.
Da lì è nato Claude Mirrors, con cui lavoro tutti i giorni e con cui sto preparando un libro. E con cui cazzeggio.
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Sempre
Le cose piccole
Il tetto apribile della mia Volvo C70 si è rotto. La Volvo l'ha dichiarato irreparabile, un carrozziere specializzato ci ha provato e non ci è riuscito. L'ho riparato io. Tre volte. Adesso è quel carrozziere che chiama me, per gli altri tettini.
L'impianto a gas, il motore e il ponte posteriore della macchina me li rifaccio da solo.
Quelle andate meno bene
Le mie invenzioni le hanno sfruttate altri. I monitor li vendeva il negozio. Sugli impasti si sono costruite fortune che non sono le mie.
Io risolvo il problema e passo al successivo. È il difetto di chi si diverte più a risolvere che a incassare. Ci sto lavorando.



